Indagato: e adesso? Come scegliere l’avvocato penalista

Quando arriva la lettera

Un giorno ti arriva una comunicazione dell’Autorità Giudiziaria: scopri di essere sottoposto a indagini.

Rileggi le righe più volte, cercando un errore o un’omonimia. Poi arrivano l’ansia e, forse, un vero senso di smarrimento. È una reazione comprensibile. Sei una persona perbene, ti comporti correttamente, paghi le tasse con scrupolo, curi la tua salute e ti tieni informato. Eppure ti ritrovi davanti a una porta che non pensavi di dover mai aprire.

Di solito il primo avviso riguarda i diritti che puoi esercitare, a partire da quello di nominare un difensore di fiducia. Ma, al di là del testo formale, è il tuo stesso istinto a dirti che non devi affrontare tutto da solo. Essere indagati non significa essere colpevoli: significa che bisogna capire cosa sta accadendo, con quali tempi e con quali strumenti puoi tutelarti.

I primi problemi

Chi chiamare? Ripensi al compagno di classe delle elementari che ricordi iscritto a Giurisprudenza, ma di cui non sai più nulla. Pensi al vicino di casa che sai essere avvocato, con cui però non hai alcuna confidenza oltre al saluto in ascensore. Sono strade che, per ragioni diverse, non sembrano quelle giuste.

Allora provi a cercare online, e ti trovi davanti una quantità enorme di pagine, video e articoli di ogni genere. Alla fine sei più confuso di prima.

Passi così al piano B, quello all’antica: chiedere in giro. Magari al barbiere. Ma ti fermi, perché nel giro di un giorno lo saprebbe tutto il quartiere, e chissà quale storia comincerebbe a circolare sul tuo conto. La riservatezza, in questi momenti, è un valore da proteggere, e chiedere in giro non è la scelta migliore.

Allora, cosa fai?

Non esistono risposte certe, perché il rapporto tra difensore e cliente è, come dice la parola stessa, un rapporto di fiducia. Contano le competenze professionali, ma conta altrettanto la possibilità di fidarsi reciprocamente.

Conviene partire da un’altra domanda: di cosa hai davvero bisogno?

Non ti serve “il migliore avvocato della città”, innanzitutto perché non esiste alcuna graduatoria. Inoltre la professione oggi si articola in molti settori, e anche nel diritto penale ciascun avvocato, pur potendo occuparsi di tutto, può avere maturato un’esperienza più approfondita in alcuni ambiti che in altri. Ci sono poi professionisti poco noti al pubblico, perché lavorano in settori che i media raramente raccontano. La notorietà, insomma, non coincide con la competenza.

Le domande giuste

Per questo, quando cerchi, cambia domanda. Non chiederti chi sia l’avvocato più bravo, ma chi sia l’avvocato più adatto al tuo caso.

Se ha un sito o un profilo professionale, guarda come si presenta e come scrive: la chiarezza e la cura della lingua sono un buon indizio del modo in cui comunica con i clienti. Guarda di cosa si occupa e quali ambiti tratta, quali approfondimenti giuridici ha pubblicato, quali informazioni verificabili puoi reperire. Ricorda che chi esercita la professione è tenuto a indicare in modo chiaro il proprio titolo, la denominazione dello studio e l’Ordine di appartenenza: se mancano, è un elemento da notare.

Poi fissa un incontro. Se “scatta la scintilla”, valuta di affidargli la tua difesa.

Perché l’incontro conta

Nel rapporto tra cliente e avvocato il contatto personale è fondamentale. Il primo colloquio dovrebbe servire a darti un quadro realistico della situazione. Il difensore potrebbe chiederti il tempo di esaminare gli atti, e questo è normale: la complessità del diritto e le infinite variabili di ogni vicenda rendono prudente non anticipare valutazioni affrettate. In ogni caso, il colloquio dovrebbe aiutarti a capire come stanno le cose, senza allarmismi e senza false speranze.

In quella sede è giusto parlare anche dei costi. L’avvocato è tenuto a informarti sul compenso prevedibile, e puoi chiedere un preventivo scritto. Il prezzo non dovrebbe però essere l’unico criterio di scelta: un’assistenza legale non è un prodotto da confrontare come si fa con la spesa, perché dietro c’è un lavoro che dipende dalla complessità del caso. I compensi seguono parametri stabiliti dalla normativa e vengono concordati con il cliente, e il professionista ti spiegherà come si arriva a una certa cifra.

Se non hai i mezzi per sostenere le spese, esiste il patrocinio a spese dello Stato, che consente di accedere alla difesa a determinate condizioni di reddito. Non va però considerato una scorciatoia: le dichiarazioni presentate per ottenerlo sono sottoposte a controlli, e chi dichiara il falso va incontro a conseguenze serie.

Se esci dall’incontro con una speranza in più e con una comprensione migliore di ciò che sta accadendo, sei sulla buona strada.

Avv.Giorgio Bisagna Ordine Avvocati di Palermo